| La masseria Bannino
o "Bandino" ( come è riportata nelle antiche carte) era, con
tutta probabilità, una grancia dell'antico monastero di San Nicola de Casilus
come è testimoniato, ancora oggi, dal complesso laurale della cripta di
San Nicola e dalla strada di collegamento tra la masseria ed il monastero.
Uno stemma posto sul lato destro della facciata (incastonato nell'angolo) ricordava,
secondo le descrizioni, l'appartenenza di questa struttura alla famiglia De Viti
De Marco (feudatari di Lequile, di San Cassiano, di Morcone e di Vaste) che possedeva
anche la masseria di Ceppano presso Otranto. Entrambi gli stemmi, tuttavia, sono
stati trafugati, così come la chiave di volta della masseria Bannino su
cui era incisa la data della ristrutturazione dell'antico edificio (1884). La
storia di Bandino è legata alla tipologia di habitat rurale di Otranto
dove, a causa delle condizioni del territorio, esposto alle incursioni turche,
la masseria e la masseria fortificata costituivano l'unica unità produttiva
possibile. Dopo la riorganizzazione di tale sistema, in molti casi, si dovette
procedere a successivi investimenti che ne garantissero l'efficienza. Nel caso
di Bannino si nota l'interesse delle grosse famiglie di proprietari terrieri che
hanno investito nelle ristrutturazioni. Ciò è testimoniato, come
dato storico, dal catasto onciaro del 1774 in cui si ritrovano (nell'agro hydruntino)
venti masserie appartenenti ad altrettante famiglie. Otranto, essendo città
demaniale, non poteva essere infeudata, così le grandi famiglie salentine
acquistavano queste proprietà investendo in esse al fine di farle diventare
fonte di ricchezza. Nel caso di Bannino, siamo di fronte ad un particolare insediamento
nel quale bastavano pochi tomoli di terreno per impiantare un importante allevamento
di ovini e bovini. La sua posizione la rendeva particolarmente adatta per la pastorizia.
La zona è, infatti, attraversata da un canale a carattere torrentizzio
e la masseria possiede ben quattro pozzi-cisterna che assicurano un costante e
continuo approvigionamento d'acqua. Gli animali, pascolando nella garigia, producevano
un delicato latte aromatizzato dalle essenze mediterranee presenti sul posto.
Il complesso sistema di raccolta delle acque è ancora oggi visibile, mentre
tutte le caratteristiche pile-abbeveratoi, i gocciolatoi e le canalette di raccolta
sono state interamente trafugate. Costruita su di un banco roccioso, formava una
corte chiusa attraverso la somma dei volumi del corpo di fabbrica principale (coperto
a volte) e da una serie di volumi coperti da tegole. Successivamente, dopo l'eversione
dalla feudalità, si risvegliò nuovamente l'interesse per queste
strutture e furono avviate nuove ristrutturazioni e cessioni di proprietà,
come in questo caso. La masseria, infatti, fu acquistata dalla famiglia De Donno
nella prima metà del secolo scorso assieme alle masseroe "Torre Pinta"
e "Le Pezze" presso Badisco. Gli ambienti più antichi presentano
le caratteristiche volte a botte ed a stella. Al centro di queste ultime sono
presenti le tracce dei silos che assicuravano il costante rifornimento di fieno
e foraggio per gli animali. L'intero complesso appare come una sovrapposizione
di edifici di epoche differenti che vanno dal '600 all'800. Da
Bannino, attraverso la carraia medievale che lambisce la piccola pineta, si arriva
facilmente ai ruderi dell'abbazia di San Nicola de Casulis. Qui i ruderi mostrano
quell che è stato un grandioso monumento oltre che un centro di cultura
preziosissimo in cui mnoscritti sono conservati nei più importanti musei
del mondo. Si notano subito le colonne multiple che dovevano sostenere un grandioso
arco e un pozzo posto in quel che resta dell' antico chiostro. Della storia di
questo famoso cenobio hanno parlato tutti gli scrittori di Terra d' Otranto, a
cominciare dal Galateo per finire al Maggiulli ed al De Giorgi; ma è solo
con il lavoro effettuato dal Diehl nel 1886 : "Le Monastére de S.Nicolas
di Casole près d'Otrante d'apres un manuscrit inedit" che il monastero
diviene conosciuto in tutto il mondo. L'archeologo francese narra i fatti del
convento dalla sua origine fino alla sua rovina, con la guida di un manoscritto
greco del XII o XIII secolo trovato nella biblioteca della R. Universita' di Torino.
Questo manoscritto, datato 1174 è un rituale delle cerimonie religiose
di quella abbazia ; ma vi si trova anche una raccolta sommaria dei principali
fatti storici di quel cenobio dl 1125 al 1267, in alcune note segnate a margine
si prosegue con la storia dal 1273 sino al 1469, quando l'abbazia volgeva ormai
al tramonto. Brevemente esso narra che il convento di S. Nicola di Casole fu fondato
nel 1099 da Boemondo principe di Taranto e di Antiochia ( ma abbiamo già
visto che il centro preesisteva, per tanto questa dovrebbe essere la data in cui
fu riconosciuto ed ampliato ). Boemondo incaricò il monaco Giuseppe di
fondare il monastero col rito greco. L'abbazia fin dai primi del XIII secolo (
1220-1235) fu sottoposta alla chiesa latina e dipese dall'arcivescovo di Otranto.
Il 19 novembre 1267, al tempo di Carlo I d'Angiò, un cardinale romano,
ne consacro di nuovo la chiesa. I nomi degli igumeni greci trovati dal Diehl
sono i seguenti: Giuseppe (1099-1125), Vittore (1125-1153), Nicola (1153-1190),
Callinico (1190-1195), Ilarione (1195-1201), Nicodemo (1201-1220), Nettario (1220-1235),
Pimeno(1235-1257), Filoteo (1257-1259), Basilio (1259-1267), Giacomo I (1267-1275),
Gregorio (1275-1307), Filoteo II (1307-1342), Biagio (1342-1363),
Giacomo
II ( ?-1392),
Zacaria ( ? - 1469). Il più rinomato di questi priori
fu Nicola, filosofo, diplomatico, bibliofilo ed erudito, polemista eduomo di stato,
l'importanza dell'insediamento è da ricollegare all'attività di
insegnamento e di studi costantemente svolta dai monaci; molto probabilmente proveniva
proprio da qui Pantaleone, l'ideatore del pavimento musivo della cattedrale. L'opera
degli amanuensi produsse un gran numero di opere in greco, molte delle quali furono
portate presso la corte di Venezia dal Cardinale Bessarione. In seguito furono
vendute a mercanti e bibliofili di tutta Europa, per cui oggi le possiamo ammirare
presso i maggiori musei e biblioteche del mondo come, ad esmpio, la Biblioteque
Nationale di Parigi e la Regia Biblioteca di Torino, l'Escorial di Madrid, la
Laurenziana di Firenze. Il Diehl pensava che la chiesa fosse stata edificata nel
1099, attenendosi alla sola fonte letteraria del Typikon, mentre noi sappiamo
che nell'827 fu distrutta dai Saraceni, nel 969 diede ricovero ai Cenobiti di
Corigliano d'Otranto. Il dato è confortato anche dai recenti studi effettuati
sull'abbazia suffragenea di Sant'Arcangelo de Casulis, detta Centoporte,presso
Giurdignano; infatti la datazione di quest'ultima oscilla dall'VIII al XII sec.,
frutto questo di successive riedificazioni. Il cenobio era una comunità
autosufficiente, i monaci lavoravano la terra, pescavano e svolgevano tutte le
altre attività artigianali necessarie ; ovviamente i monaci pregavano e
studiavano, oltre a copiare gli antichi testi greci ; l'attività di amanuensi
era regolata da norme rigidissime, infatti, nell'Hypotyposis (che ispirerà
la Regula benedettina ) possiamo leggere : " se qualcuno ha ricevuto un libro
e ne prende poca cura, lo lascia aperto o ne strappa una pagina (
) Se non
copia esattamente il manoscritto originale, se non produce scrupolosamente gli
accenti ed i punti (
) Se spezza la penna, se macchia il manoscritto (
)
deve leggere o, se è analfabeta, deve piangere i suoi peccati per scacciare
cattive tentazioni". Sappiamo che il complesso basiliano era costituito dall'abbazia
vera e propria, terreni, masserie, una chiesa presso Porto Badisco, le saline,
un porticciolo per la pesca. La Masseria fortificata di Ceppano. Questo
complesso è databile intorno alla seconda metà del 500, è
una masseria composta da un nucleo principale che fungeva da abitazione, degli
ampi locali per il ricovero degli animali ed una chiesetta del 700. Quello che
sorprende è, oltre alla bellezza del complesso, la quantità di elementi
architettonici con funzione difensiva; essi testimoniano del clima in cui dovettero
vivere gli abitanti di questo luogo: il lavoro dei campi, la pastorizia ed il
continuo terrore di incursioni. Così possiamo vedere caditoie, barbacani
di rinforzo alle mura ed un vero e proprio sistema difensivo completo. Interessante
è anche il complesso sistema di arccolta delle acque che venivano convogliate
in un enorme cisterna dal pozzo ottagonale. Da qualsiasi punto di Ceppano
si vede Torre Sant'Emiliano, uno dei luoghi più belli di tutto il Salento;
essa faceva parte di quella serie di torri costiere che servivano a dare l'allarme
nell'entroterra in caso di eventuali incursioni nemiche;a due passi dalle grotte
di Badisco, essa fa il paio con la vicina gemella Torre Minervino. La
Cripta di san Nicola si presenta con tre ingressi frontali ed uno laterale. I
pilastri la dividono in tre navate, su di essa si notano le croci a bracci uguali
e resti d'iscrizioni in greco. Un tempo interamente affrescata, presenta oggi
pochi resti. E' una delle interessanti cripte che costituivano l'antico complesso
di laure di monaci italo-greci sicuramente dipendente dal monastero di san Nicola
de Casulis. Poco distante è presente un muro megalitico di epoca molto
più antica secondo alcuni di origine messapica. |